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L'INQUILINO DEL TERZO PIANO

locandina
Regia: Roman Polanski
Interpreti: Roman Polanski, Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Jo Van Fleet, Bernard Fresson, Lila Kedrova, Rufus
Durata: h 2.05
Nazionalità: U.S.A., Francia 1976

Voto: 9/10


Il tranquillo Monsier Trelkosky, polacco naturalizzato francese, prende in affitto un appartamento a Parigi nonostante l’arroganza e la diffidenza dei futuri vicini; l’unico iniziale impedimento riguarda una povera ragazza, Simone Choule, che tempo prima si era gettata dal balcone dello stesso appartamento, la sua morte decreterà la sicurezza per Trelkosky di prendere possesso della casa, l’uomo dunque forse anche per compassione si reca in ospedale dalla ragazza che desta in condizioni gravissime e che morirà subito dopo, lì incontra Stella, un’amica di Simone, bella e audace, con la quale nascerà un tenero rapporto sentimentale.

Nell’appartamento però iniziano ad accadere strani episodi che fanno pensare a Trelkosky di essere vittima di una sorta di congiura da parte dei suoi stessi vicini, egli, infatti, si autoconvince che quelle strane persone gli vogliano far fare la stessa fine della povera Simone.
Inizia dunque tutta una serie di allucinazioni tra il vero e il verosimile che trasformeranno pian piano il pacato Trelkosky in un folle con manie di persecuzione……….ma è lui che cade in un profondo delirio o sono davvero i suoi vicini ad essere diabolici?

La cosa che amo in Roman Polasky, attore, sceneggiatore e regista di questo enigmatico film, è il suo realizzare dei film che appena finiti di vedere lasciano lo spettatore un po’ perplesso ma che iniziano a divorare la sua mente per ore, per giorni o per sempre….
E’ accaduto a me con “Rosemary’s baby” e ho fatto il bis con “L’inquilino del terzo piano”, questo film del 1976 che trae ispirazione da un romanzo di Roland Topor, scrittore visionario che ha ispezionato la mente umane dipingendone sogni, immaginazioni e visioni.
Il libro forse rispetto al film dà quelle famose risposte che nel film rimangono inafferrabili, il motivo del suicidio di Simone o le strane figure immobili nel bagno dai vetri trasparenti, nel film tutto rimane un po’ vago e lasciato all’interpretazione singola dello spettatore.
A metà tra il giallo, il thriller e l’horror, “L’inquilino del terzo piano” è la testimonianza dell’ossessione e della paranoia del vita quotidiana; il protagonista, sempre dipinto come un uomo educato, gentile, silenzioso e pacato inizia una lunga lotta psicologica con se stesso tale da confondere la realtà che gli appare davanti agli occhi, inizia a distorcere la realtà come farebbe una spessa lente di ingrandimento.
Un film agghiacciante, sin dall’inizio quando la povera Simone Choule, nel suo letto di dolore, lancia un urlo disperato e misterioso, non si capisce se la ragazza volesse confessare un orribile segreto dietro quell’urlo o chiedesse solo aiuto, comunque una delle scene maggiormente inquietanti del film. La storia nei secoli si ripete e le diapositive si ripetono in questo film come un circolo vizioso da cui pare non si possa sfuggire. La cioccolata calda servita dal barman come preferiva Simone,, le Marlboro come unica marca di sigarette che fumava Simone, la stessa sedia in cui al bar si sedeva Simone….tutto si ripete, anche nelle piccole cose, solo strane coincidenze? O la suggestione della mente? Il film gioca le sue carte ponendo questi quesiti e alla fine sembra voler far impazzire lo spettatore più che il protagonista.

Particolare questo film, rivoluzionario oserei dire, così come originale è sempre stato lo stile di Polansky, sempre a scavare nella mente trovando bivi e incroci con tanti possibili direzioni da seguire, tanto è lo spettatore che decide alla fine.
Polansky firma una regia nuova per questo film, direzione quasi acrobatica che penetra negli occhi di se stesso in quanto attore protagonista; se la cava Polanski, faccia furbetta e occhietti vispi color ghiaccio, chi meglio di lui poteva interpretare il ruolo del protagonista, sa sempre esattamente cosa fare e quale messaggio mandare al pubblico.
Sensuale morbida la giovanissima allora Isabelle Adjani, la sua pelle bianchissima dà risalto alle sue carnose labbra rosse che hanno fatto innamorare la Francia e non solo. Il suo look nel film è curatissimo, fa brava ragazza modaiola è vestita con tanto di stivaloni, occhiali enormi che le coprono quasi tutto il viso. La sua interpretazione è dosata, minima e non eccelsa, non lo doveva essere necessariamente, sicuramente verrà ricordata più per la chioma riccia e voluminosa.
Bravissima Sally Fielding nei panni della portinaia sempre infastidita e bigotta, perfetta nel suo “fastidioso” ruolo.
Come per “Rosemary’s baby” anche in questo film uno dei protagonisti principali è la casa, i suoi mobili, i suoi specchi, le sue porte e le sue pareti, elementi fondamentali che pare siano i soli a dare degli indizi sulla storia e sulle angoscie del povero Trelkosky.

Un film da non perdere per gli amanti del brivido o addirittura per chi ha amato le inquietudini kafkiane, una storia ai limiti della razionalità che si interroga sui strani giochi che la nostra mente può fare, ossessioni, incubi, paranoie il tutto miscelato da quel genio di Polanski che probabilmente nella sua vita, travagliatissima peraltro, ha avuto a che fare di certo con dei vicini non proprio modello….

Aantea (ciao.it) il 20-12-2004

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