Produzione: U.S.A. Italia, 1989
EPISODIO 1: "Le vicende relative al caso del signor
Valdemar" (di George Romero)
Ernest Valdemar è un miliardario sul punto di morte.
L'antipatico vecchiaccio se ne sta sul letto di morte,
inveendo contro le infermiere e contro il vento, ignaro
che Jessica, la sua giovane (e per niente bella) moglie,
stanca dei soprusi e degli insulti subiti per tanti anni,
sta organizzando una truffa ai suoi danni.
L'amante della donna, il belloccio Dr. Robert Hoffman
(sembra Ken, il fidanzato di Barbie!), è un esperto
ipnotizzatore. Grazie alle sue capacità, i due fedifraghi
ipnotizzano l'anziano miliardario e lo costringono
a firmare delle carte, a fare delle telefonate agli avvocati.
Il loro scopo è facilmente intuibile: vogliono intestare
a Jessica tutti gli averi di Valdemar.
Proprio quando manca la firma decisiva, mentre è
ancora in stato d'ipnosi, Ernest Valdemar muore.
I due truffatori, costretti da questioni legali a rendere
Valdemar ufficialmente vivo ancora per altre tre settimane,
decidono di conservare il corpo dell'anziano dentro
un grosso congelatore in cantina.
Non sanno però che la morte in stato di ipnosi ha
delle inquietanti controindicazioni…
EPISODIO 2: "Il gatto nero" (di Dario Argento)
Roderick Usher è un fotografo di cronaca nera. Ultimamente
sta lavorando ad un book fotografico di foto inquietanti,
per fare il salto di qualità, ma non riesce a trovare
lo scatto giusto. La frustrazione che ne consegue lo trascina
nel tunnel dell'alcol, rendendolo un uomo violento,
instabile e intrattabile.
Come se non bastasse, sua moglie, Annabel Usher, porta a
casa un'isterica e affamata gatta nera. L'animale
sembra avercela proprio con Rod: gli soffia contro e, ogni
volta che ne ha l'opportunità, lo aggredisce
senza pietà, graffiandolo da qualche parte.
Una sera, sbronzo, l'uomo decide di risolvere in un
colpo solo tutti i suoi problemi: afferra la gatta, la poggia
su di un tavolo e comincia a scattare delle foto mentre
la strangola e la tortura. Nel giro di poche ore il suo
book fotografico è pronto, più inquietante
che mai, mentre la gatta di Annabel è morta e sepolta.
La scomparsa dell'insopportabile micio peggiora ulteriormente
la crisi di Casa Usher, fino a quando, nuovamente sbronzo,
Rod non finisce per tagliuzzare l'amata mogliettina
a colpi di mannaia.
Superato il conseguente attimo di smarrimento, il folle
fotografo mura la moglie dietro ad una libreria. Il mattino
dopo, l'uomo architetta un abile piano per crearsi
dei testimoni e, soprattutto, un alibi di ferro. Sarebbe
il crimine perfetto… ma la gatta nera torna a tormentarlo…
COMMENTO
Inizialmente "Due Occhi Diabolici" doveva essere
un superfilm composto da quattro cortometraggi, ispirati
a dei racconti di Edgar Allan Poe e diretti da dei veri
e propri mostri sacri come George Romero, Wes Craven, John
Carpenter e Dario Argento. Purtroppo, a causa di questioni
contrattuali e impegni vari, Craven e Carpenter uscirono
ben presto dal progetto.
Memori di numerose e fruttuose collaborazioni, i due "superstiti"
hanno deciso comunque di portare a termine la loro idea,
realizzando un mediometraggio a testa, della durata di circa
un'ora.
Chi ha letto E.A. Poe (o conosce almeno lontanamente i suoi
racconti) rimarrà sicuramente spiazzato da quanto
sia stato storpiato in questa trasposizione cinematografica
italo - americana: Romero e Argento rivisitano ampiamente
i racconti prescelti, romanzandoli, modernizzandoli e, inevitabilmente,
stravolgendoli.
Basti solo pensare che il primo episodio ha in comune con
il racconto da cui è "tratto" solo la
morte del signor Valdemar in stato di ipnosi. Nel secondo
episodio Argento ha invece rispettato la trama di base,
divertendosi a farcire la storia di numerose citazioni (i
protagonisti si chiamano Usher; Rod fotograferà una
donna tagliata in due da un affilato pendolo; la gatta con
due vite ricorda un po' Morella, Berenice e Ligeia),
ma la storia alla fine risulta storpiata.
In onore dei due registi, ho deciso di soprassedere alle
loro scelte, provando a vedere questo film con gli occhi
di chi non conosce i racconti citati.
George Romero, come sempre, punta più alla morale,
alle battute ciniche e alla tensione piuttosto che ricorrere
ad effetti gore gratuiti e al sangue che schizza a fiumi.
Questa volta però il risultato è un episodio
scialbo, recitato male e piuttosto lento, direi noioso.
Il mediometraggio si risolleva un pochino nel finale, ma
di certo nessuno griderebbe mai al capolavoro.
Nel secondo episodio Argento sfrutta al massimo gli effettacci
di cui Tom Savini è capace, e li affianca ad una
colonna sonora azzeccata. La recitazione non è impeccabile,
ma il doppiaggio dell'inarrivabile Ferruccio Amendola
(nel ruolo di Rod Usher) riesce sempre a fare miracoli.
"Il Gatto nero" si rivela perciò un episodio
carino, abbastanza cruento e piacevole da seguire, ma niente
di speciale.
Insomma, "Due Occhi Diabolici" è un film
di Serie B, non eccessivamente piacevole (più per
colpa di Romero che di Argento), degno forse del ciclo "Notte
Horror" di Italia 1. Di certo non è un film
all'altezza delle grandi firme che lo hanno realizzato,
e per questo si merita un votaccio punitivo.
Chi si mette alla visione, lo fa conscio che i due episodi
sono ispirati a delle opere di Edgar Allan Poe, ben sapendo
che i tizi seduti dietro la cinepresa si chiamano Dario
Argento e George Romero. È praticamente impossibile
non rimanerne profondamente delusi, parola di vampiretto.
Daniele Del Frate Agosto 2005