Regia: Michele SoaviUn gruppo di attori teatrali
sta provando, in una sera di diluvio, un balletto.
Il regista, l'isterico Peter Collins (David Brandon)
pretende il massimo, del resto di lì a
poco meno di una settimana lo spettacolo dovrà
essere portato in scena. Durante le prove Alicia
(Barbara Cupisti) si sloga leggermente una caviglia,
e viene accompagnata in ospedale, all'insaputa
di Peter, dall'amica Betty, una sarta di scena.
All'ospedale, che in realtà è un
ospedale psichiatrico e non un pronto soccorso,
Alicia viene medicata. Poco dopo "incontra"
un pericoloso serial-killer, Irving Wallace (Giovanni
Lombardo Radice), un maniaco pluriomicida che
si trova piantonato in una cella. Alicia è
sconvolta dall'incontro, anche se si è
trattato di pochissimi istanti ed è riuscita
appena ad intravedere nell'ombra della cella l'uomo.
Ma succede qualcosa: il prigioniero evade e si
nasconde proprio nella macchina delle due donne.
Fatto ritorno al teatro, Betty viene massacrata.
Ma si sa, lo spettacolo deve andare avanti, anzi,
a Peter tutto sommato non dispiace neanche l'accaduto,
e già pregusta il clamore (e la pubblicità
gratuita) che l'omicidio darà allo spettacolo,
che viene addirittura anticipato per cavalcare
la sicura onda dell'evento. A sorvegliare il teatro
ci sono due distratti poliziotti, in fondo è
solo un pattugliamento di routine, l'assassino
sarà sicuramente lontano...
Ed invece il killer è proprio nel teatro
e, recuperato un costume di scena da barbagianni,
comincia ad uccidere ad uno ad uno il gruppo di
attori. La chiave per uscire non si trova, l'aveva
con sè la seconda vittima, e nessuno sa
dove l'abbia messa, non c'è quindi modo
di comunicare con l'esterno... Intanto nella macchina
i due poliziotti, in questa notte di pioggia a
catinelle, pensano a mangiar spinaci e ad autoconvincersi
di assomigliare a James Dean, mentre uno spietato
killer con una maschera da barbagianni è
ben deciso ad eliminare ad uno ad uno tutti i
presenti...
Questa la trama di DELIRIA, il primo film diretto
da Michele Soavi nell'ormai lontano 1987. La scuola
è quella di Dario Argento, che già
gli aveva riservato una piccola parte in PHENOMENA,
di un paio d'anni prima.
Un horror tutto sommato ben architettato; certo
Soavi non è Argento, ma a sua discolpa
dobbiamo doverosamente dire anche che non poteva
disporre dei suoi budget, e neanche il soggetto
(firmato come la sceneggiatura da Luigi Montefiori)
è originalissimo: l'idea del gruppo rinchiuso
in un teatro (o cinema), impossibilitato a comunicare
con l'esterno perché "sigillato"
suo malgrado nell'edificio, e con assassini (o
demoni) pronti a decimarli era già stata
utilizzata da Lamberto Bava in DEMONI,
e tanto "ispirerà" anche negli
anni a venire, basti pensare ad esempio a film
come THE POOL, oppure a IN FONDO AL BOSCO, di
Delplanque. Ma pensiamo soprattutto ad HALLOWEEN.
Il film, pur contenendo diverse scene truculente,
non abbonda in particolari granguignoleschi, salvo
rare eccezioni. Anche i momenti di suspence sono
tutto sommato ridotti e potevano meglio essere
inseriti anche dal punto di vista della sceneggiatura.
Ciononostante DELIRIA resta un discreto horror,
e tra l'altro vinse il primo premio al Festival
del cinema fantastico di Avoriaz nel 1988. Un
film che in fondo però non pecca certo
di eccessiva originalità e, come detto
in apertura, si ispira alla scuola di Dario Argento.
Lo stesso Soavi in un'intervista disse che il
soggetto fu scritto in appena un mese e che il
produttore Massaccessi gli impose di terminare
le riprese in appena altre quattro settimane.
Il soggetto fu immediatamente fatto leggere all'amico
Argento, che però non collaborò
più di tanto.
Il film, distribuito nella versione che ho visionato
in VHS da Avofilm dura circa 87 minuti.
Gabriele Fortino (ciao.it) Marzo 2005