Racconti Horror

IL TRENO DI SANGUE


Era una calda sera primaverile. Antonio era in stazione perché doveva prendere l'ultimo treno per Parma, dove lo aspettava la sua ragazza. Era contento, non la vedeva da una settimana e gli mancava terribilmente. Stava seduto sui gradini davanti al tabellone delle partenze e continuava a guardare l'orologio. D'un tratto sentì un annuncio, incredulo alzò il capo e il tabellone confermò ciò che era stato detto dall'annunciatrice: la corsa del treno per Parma era stata annullata. Deluso decise di andare alla cabina a chiamare la sua ragazza per avvertirla che non sarebbe andato da lei. Proprio mentre si stava alzando vide che sul tabellone era stato segnato un altro treno, un diretto Milano - Parma che sarebbe partito dopo due minuti. Antonio si sentì sollevato e si diresse verso il binario 6. Il treno era lì, nero e stranamente non aveva scritte o pubblicità. Non ci fece caso, era troppo felice per quel colpo di fortuna. Una volta salito decise che avrebbe cercato un posto tranquillo, il treno era quasi vuoto, vi erano solo un uomo sulla cinquantina che leggeva il giornale e una donna molto bella che guardava fuori dal finestrino. Si mise all'ultimo posto dietro la ragazza, si tolse il giubbotto e mise lo zaino sul sedile di fronte. Mentre aspettava la partenza del treno iniziò a guardarsi in giro. "Che strano treno" pensò. Le carrozze erano divise da spesse tende di velluto nero e i sedili erano rossi come il rubino. La tenda nera si scostò è apparve un ragazzetto sui sedici anni, capelli rasati, tatuaggi e anfibi. Si sedette proprio di fianco ad Antonio. Pensò che avrebbe dovuto stare attento, sicuramente il ragazzo era un balordo e aveva la faccia di uno che fa uso di droghe. D'un tratto si sentì un fischio, il treno stava per partire. Il paesaggio scorreva veloce, autostrade, piccoli paesi illuminati che in lontananza formavano un immenso presepe e distese di prati interrotti da qualche cascina qua e là. Antonio osservava distrattamente pensando alla sua ragazza che di lì a un' ora avrebbe rivisto. Sentì una voce alle sue spalle, si girò per vedere chi fosse. Il controllore passava chiedendo i biglietti. Antonio gli porse il suo e lo guardò in faccia. Era strano, il suo viso era liscio e bianco, quasi marmoreo e portava degli occhiali da sole. "Strano", pensò Antonio, "è sera". Mentre chiedeva agli altri passeggeri i rispettivi biglietti, il controllore fissava Antonio, tanto che a quest' ultimo parve che avesse accennato un sorriso. Il viaggio trascorreva tranquillo. Il ragazzo seduto al suo fianco si era addormentato, quindi Antonio poteva stare tranquillo. Mentre cercava di leggere due righe di giornale la luce si spense completamente, Antonio pensò ad un normalissimo calo di tensione, chiuse il giornale e prese lo zaino tra le braccia, per evitare uno scippo, appoggiò la testa al finestrino e ascoltò il rumore ovattato del passaggio in una galleria. D'un tratto le luci si riaccesero, Antonio strizzò gli occhi, si era quasi abituato al buio e ora la luce lo infastidiva un po'. Guardò davanti a se. Si accorse subito che il signore che leggeva il giornale non c'era più, pensò che forse era andato in bagno. Rimase paralizzato per un attimo, sentì delle gocce cadergli sulla felpa, alzò lo sguardo e un urlo gli si fermò in gola, non riusciva a parlare. Guardò terrorizzato il sedile di fianco al suo. Il ragazzo non c'era più. Era sulla mensola porta bagagli, occhi sbarrati, bocca aperta e uno squarcio gocciolante di sangue nella gola. Antonio indietreggiò sconvolto. Si diresse verso la pesante tenda di velluto nero tremando e guardandosi indietro. Fece gli ultimi passi verso la tenda correndo. Voleva cercare il controllore, avvertirlo che c'era un assassino a bordo, che un ragazzo era morto. Non riusciva a ragionare. Iniziò a camminare nel lungo corridoio che separava le carrozze. Vedeva ancora la pesante tenda nera di velluto, a pochi metri da lui, quando la luce si spense di nuovo. Non poteva fermarsi, aveva paura, brividi freddi percorrevano la sua schiena e si sentiva sudato. Continuava a camminare, si appoggiava alle pareti tremando. Poi inciampò su qualcosa, cadde a terra facendosi male ad una caviglia. Rimase rannicchiato appoggiato alla fredda parete, il suo cuore batteva veloce, il dolore era insopportabile. Mise la testa fra le ginocchia e chiuse gli occhi. Quando la luce tornò Antonio scattò in piedi, ma si riaccasciò subito per il dolore lancinante alla caviglia. Con la coda dell'occhio vide su cosa era inciampato. Non aveva il coraggio di girarsi: era un cadavere, il cadavere del signore che leggeva il giornale, aveva il volto terrorizzato e gli occhi rovesciati. Il suo petto e il suo ventre erano squartati. Antonio balzò in piedi, non gli importava del dolore, cominciò a correre più che poteva verso la pesante tenda di velluto nero, la spostò frettolosamente e la oltrepassò. Lo spettacolo che gli si presentò davanti era orribile, pensò per un attimo di svenire. La giovane e bella donna che era davanti a lui, ora stava appesa per un piede al soffitto, aveva la lingua fuori e il sangue grondava dal suo petto e gli imbrattava i lunghi capelli neri. Le braccia erano rigide i pugni chiusi, la gonna strappata e la caviglia gonfia di un tenue colore bluastro. Antonio fu costretto ad indietreggiare ancora una volta. Piangeva. Tutto questo gli sembrava un incubo spaventoso. Decise di correre verso il suo scompartimento a riprendere lo zaino. Aveva dentro il cellulare, pensava di chiamare la polizia e far bloccare il treno. Era convinto che anche il controllore fosse ormai un gelido cadavere intriso di sangue. Aveva già oltrepassato la prima pesante tenda di velluto nero, superò anche la fredda carcassa dell'uomo col giornale, il sangue si era raggrumato in fretta su quel corpo morto. Antonio sentiva il sangue pulsargli nella testa mentre correva, il dolore alla caviglia lo rallentava ma la paura di morire in quel modo così atroce lo faceva andare avanti. Si spensero di nuovo le luci quando era a pochi passi dalla tenda. Trovandosi al buio, Antonio accelerò la corsa. Quando si accorse di essere davanti alla pesante tenda di velluto nero era già troppo tardi, si impigliò nella tenda che si staccò e lo avvolse completamente. Antonio cercò in tutti i modi di liberarsi. Quando tornò la luce pensò che sarebbe stato più facile. Ora gli dolevano tutti i muscoli, la caviglia lo tormentava, il suo cuore batteva all'impazzata. D'un tratto vide sopra di se il volto del controllore, un brivido freddo lo fece irrigidire. Il controllore tolse gli occhiali da sole, i suoi occhi erano completamente neri. Si avventò sopra Antonio e quest'ultimo sentì un dolore lancinante alla gola.

Laura era appena uscita dalla doccia quando sentì il citofono suonare. Si infilò velocemente la vestaglia e corse ad aprire. Aspettò ansiosamente sulle scale, le mancava così tanto Antonio. Gli sarebbe saltata subito al collo e lo avrebbe baciato. Non lo vedeva da solo una settimana, ma le sembrava un'eternità, lui era giunto con il treno apposta da Milano fino a Parma solo per lei. Si amavano davvero tanto. Antonio giunse di fronte a lei, ma aveva qualcosa di strano. Perché portava gli occhiali da sole a quell'ora? Laura ci pensò un attimo, ma non gli importava, era di nuovo con lui. Antonio l'abbracciò con forza e le porse un pezzo di stoffa, una tenda pesante di velluto nero. Poi la guardò negli occhi e si tolse gli occhiali. Ora staremo insieme per sempre, le disse. Laura era tra l'incredulo e il terrorizzato, i suoi occhi erano completamente neri, neri come la tenda pesante di velluto nero. Lui la baciò sulle labbra e poi le ripiegò il collo lateralmente. "Insieme per sempre", ripeté.

Ladydeath Aprile 2006

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