Racconti Horror

IL LUOGO DEL NON RITORNO


Elena giaceva tra le sue torbide braccia, completamente anestetizzata dal piacere del peccato che stava commettendo alle spalle della tanto odiata madre. Sì, finalmente si prendeva la sua rivincita nei confronti della donna che mettendola al mondo le aveva causato soltanto dispiaceri e senso di rifiuto. Finalmente poteva chiamare quell'uomo entrato già da tanto nella sua vita, non papà, ma con il suo nome, Stefano. Ad un tratto, la madre, incredula, spalancò la porta. Non avrebbe mai dovuto farlo. In trance la donna, voltando loro le spalle, si recò in cucina e, come un automa, afferrò  un coltello e si avviò verso la camera come una furia. Vedendola arrivare fuori di sé, Stefano impaurito cercò di rivolgerle la parola tentando di calmarla, ma ormai Agata in preda alla follia, con occhi iniettati di sangue, si lanciò sull'uomo nudo, che scansandosi lasciò indifesa e vulnerabile Elena. I fendenti, colpirono ciechi e impietosi il corpo di Elena.

Senza rendersene conto Elena si ritrovò a passeggiare in un giardino. Guardandosi intorno si accorse di camminare tra lapidi. Era in un cimitero. Sempre più confusa Elena cercò l'uscita, la trovò e si incamminò verso casa. Quella non era la sua città. Qualcosa la attirò nuovamente all'interno del cimitero. Entrando notò un uomo con un martello pneumatico e altri intenti a mettere del filo spinato. Dopo aver camminato per qualche minuto si diresse nuovamente verso l'uscita, era chiusa. Vide un muretto vicino e immediatamente lo scavalcò. Pensando di essere uscita si sentì più sollevata, ma guardandosi intorno, scoprì con orrore di essere ancora nel cimitero. Piombò la notte. Terrorizzata iniziò a correre tra le lapidi, finché non inciampò in qualcosa e cadde. Quando si rialzò si accorse di essere nel giardino di casa sua. Salì le scale che portavano all'interno e vide che il suo cane era molto sporco…e gli mancava un orecchio. Poi vide sua madre. Le sue gambe erano livide, piene di chiazze nere ed ematomi. Si rese conto che non poteva vederla. Uscì di nuovo in cortile, ma inaspettatamente si ritrovò invece sul balconcino che si affacciava sulla strada della sua città. Si sporse e vide di fronte a sé un mare di colore nero e sfumature violacee. Alzando gli occhi al cielo lo scoprì viola. Rabbrividendo si sporse dal balconcino e vide la sua immagine riflessa nell'acqua scura. Lentamente le sue sembianze si dissolsero fino a mostrare il suo scheletro. Iniziò ad urlare piena di terrore, si voltò e dietro di lei vide figure confuse, nere. Non riusciva a distinguere i loro volti. Avvertiva urla provenire da ogni dove. Fulmini rossi squarciarono il cielo viola. Vide discendere una pioggia nera. Ogni volta che una goccia di quella pioggia raggiungeva la sua pelle le sembrava di bruciare. Comprese di essere morta. Quello era il luogo del non ritorno, dove non esistono né tempo né  razionalità. Era nella sua mente, in un mondo astratto, dove esiste tutto e niente, là dove stanno le anime dannate, tormentandosi senza riposo, per l'eternità.

Stefano e Agata conducevano una lotta furiosa in camera. La donna riuscì a liberarsi dalla presa. Rapita dalla follia scagliò il coltello contro il petto dell'uomo, ma questo, riuscì ad afferrarlo e in un secondo lo piantò nella gola sanguinante della donna.

La terra nera sulla quale sostava Elena si aprì e lei cadde nell'oscuro mare. Era tutto confuso, le acque si agitavano e figure infernali le apparivano davanti, mentre udiva sempre più lontani strazi e lamenti. Stava per perdere i sensi quando vide la madre, che prima di scomparire in un vortice celeste le disse "Adesso, puoi tornare".
Elena si risvegliò in un letto d'ospedale, un medico si avvicinò e le disse che aveva una brutta ferita di un coltello sul fianco destro, ma era fuori pericolo. Stefano accostò le labbra al suo orecchio e le sussurrò "l'ho uccisa."
Agata correva urlando e disperandosi su infiniti viali bui, in orrendi luoghi lugubri tormentata da tempeste, piogge che le bruciavano la pelle e ombre mostruose. Era nel Luogo del Non Ritorno, nell'Infinito, per sempre.

Venus agosto 2006

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