Racconti Horror

DUTCH


Erano le 17:00h  e Stefania era appena atterrata all'aeroporto di Linate. Doveva prendere il treno per Roma dove l'attendevano i genitori.  Di corsa raggiunse la stazione delle ferrovie sperando di non perderlo. Sapeva che a breve sarebbe iniziato uno sciopero dei ferrotranvieri e che, probabilmente, questo sarebbe stato l'ultimo convoglio disponibile.
Arrivò allo sportello della biglietteria mentre il treno giungeva. Una donna anziana zoppicante la fermò e le chiese se, per cortesia, potesse accompagnarla al bagno pubblico. Stefania acquistò il biglietto e la accontentò, ma non si trattenne poiché il treno stava per ripartire. Prese il borsone e cercò di raggiungerlo, ma suo malgrado non fece in tempo e lo perse. La vecchia uscì dal bagno e vide la giovane. Le disse:
- Hai perso il treno a causa mia? Mi dispiace… A che ora è il prossimo? -
Stefania innervosita rispose:
- Era l'ultimo: ora inizia uno sciopero che durerà fino a domani –
La vecchia preoccupata, chiese:
- Conosci qualcuno a Milano dove passare la notte? –
La ragazza rispose:
- Non si preoccupi, stanotte la passerò in stazione e domani, quando finirà lo sciopero, partirò -
L'anziana le s' accostò e le propose di andare a casa sua. Stefania rispose:
- Non vorrei disturbare… -
La vecchia disse:
- Non mi disturbi affatto! Io vivo sola. Mi faresti  compagnia. Sai, è da qualche tempo che non faccio una bella chiacchierata -
La vecchia insistette a tal punto che Stefania si sentì quasi in obbligo di accettare.
Erano le 17:30h quando giunsero davanti ad una vecchia casa situata nella periferia della città al centro di un bosco dove i rami storti degli alberi parevano artigli aguzzi. Un'alta reticella chiudeva quel luogo alquanto desolato che dava una sensazione d'angoscia. La città era lontana e il chiasso delle foglie non era di compagnia. Stefania si strusciò le mani bloccate dal freddo, entrò nella casa e superò un piccolo atrio arrivando in una stanza buia. Una puzza di muffa aleggiava nell'aria. La vecchia chiuse il portone,  prese un fiammifero e accese, uno ad uno, sei candelabri. Luce fu. Stefania rimase di stucco. Dal soffitto calavano giù ragnatele che toccavano terra. I pochi mobili erano rovinati dai roditori che ci vivevano all'interno e il pavimento era pestato dal bastone che la vecchia usava per camminare. La ragazza si guardò ancora intorno e vide una scala di ferro che portava di sopra. Alcuni quadri raffiguranti paesaggi malinconici coprivano le pareti semi scrostate dall'umidità, la quale aveva invaso gran parte della stanza.
L'anziana posò il bastone e disse:
- Accomodati vicino al caminetto così ti scaldi i piedi. Ti va un the? -
La ragazza annuì e la vecchia andò in cucina a prepararlo.
Passarono alcuni minuti e Stefania si alzò dalla seggiola. Passeggiando per il piccolo soggiorno notò su di un mobiletto una fotografia in bianco e nero che ritraeva un bambino. Per terra vide una ciotola che puzzava di feci e che conteneva del pane stantio. C'era impresso un nome: Dutch. La ragazza pensò ad un animale domestico: un cane o forse un gatto. Si avvicinò verso la scala per curiosare al piano superiore e indietreggiando urtò la vecchia che la aspettava immobile con un vassoio in mano. Entrambe si sedettero accanto al caminetto per sorseggiare il the. Stefania notò che la vecchia la fissava insistentemente. Aveva il volto chino verso il basso e lo sguardo rivolto verso di lei. Per rompere il silenzio la ragazza disse:
- Ha un cane? -
La vecchia continuò a fissarla senza parlare. Stefania proseguì dicendo:
- Glielo chiedo perché ho visto la ciotola laggiù per terra -
Stefania iniziò ad avvertire come un nodo alla gola: la vecchia era divenuta un tantino inquietante. La ragazza proseguì:
- Quella fotografia è di suo nipote? -
La vecchia si alzò di colpo dalla sedia e disse con tono avverso:
- Non ti deve interessare chi è! Io non ho nipoti e neppure cani: vivo sola! -
Stefania s'ammutolì e il suo cuore cominciò a palpitare.
Fuori era ormai buio pesto e il silenzio della periferia era spaventoso. Stefania doveva orinare e chiese dove era il bagno. La vecchia, che stava china su un lavabo massaggiandosi la schiena dolorante, le indicò la strada. La ragazza salì su per le scale e si trovò davanti ad un piccolo andito. Una puzza di putredine scivolò tra le pareti nere. Fece due metri e trovò il bagno. Fu, però attirata da una porta socchiusa alla sua destra. Si avvicinò per darci una sbirciatina. Avvicinandosi vide che la porta era sgangherata e sfondata dall'interno. Stefania l'attraversò e si trovò in una cameretta per bambini. Il letto era ancora sfatto e le lenzuola puzzavano di vomito e sudore. Qualcuno ci aveva appena dormito. Posta su un comò c'era una fotografia che ritraeva lo stesso bambino del ritratto che aveva visto di sotto. Ne osservò il retro. Lesse:
- I primi passi di Dutch. 1967 -
Stefania si turbò ulteriormente. Qualcosa non quadrava. Sulla  ciotola per cani che aveva visto giù in salotto, c'era impresso lo stesso nome! Il soffitto scrostato pareva crollare da un momento all'altro. Sul pavimento c'era dell'erba che cresceva. L'intera casa si trovava in uno stato sordido. Alcune mattonelle erano spostate e sulla parete in fondo c'erano alcuni schizzi di liquido rosso seccati, forse sangue. Ad un tratto la ragazza udì un pianto. Dall'altra parte del letto trovò una botola aperta che portava di sotto. Andò a controllare. Scese per una scala di legno putrido. Un tanfo di sudore e marciume avvolgevano quella sorta di topaia in cui si stava calando. Stefania vide un bambino seduto per terra in fondo che le dava le spalle. Piangeva. La ragazza intenerita gli si avvicinò lentamente accanto dicendo:
- Perché piangi? Qualcuno ti ha fatto del male? -
Il bambino era seminudo e sulla spalla sinistra portava una ferita profonda, ormai cicatrizzata. Stefania rimase impietrita nel vederla. Il suo corpo era particolarmente grosso per appartenere ad un bambino. Avvicinandosi notò pure che nella pelle aveva delle orribili screpolature da cui sgorgava ancora del sangue! La vecchia probabilmente non se ne prendeva cura. Con un po' di disgusto Stefania pose la sua mano sulla spalla destra del bambino provando pietà. Con voce calma continuò a chiedergli:
- Perché non vieni di là in salotto? Quella donna è tua nonna? È stata lei a farti del male, vero? -
Il bambino smise di piangere, ma rimase immobile e muto. Stefania si adagiò accanto a lui e fece una proposta:
- Che ne dici di venire via con me? Ti porto via da quest'inferno -
Stefania cercò un suo sguardo sporgendosi in avanti:
- Perché non parli? Cos'hai? –
Il bambino si sollevò da terra e afferrò Stefania da un braccio con le sporche unghie lunghe! La ragazza riuscì a liberarsi e corse via verso la scala. Il bambino prese un piede di porco da uno scaffale e lo scaraventò con ferocia verso la scala, sfiorando la caviglia della sventurata. Questa riuscì a salire di sopra e a filare via nell'andito in cui era passata prima. Aveva il cuore a mille e la tremarella alle gambe. Non osava voltarsi indietro. Sentiva i passi del "bambino" avanzare verso di lei! Scese giù per le scale che portavano alla sala dove aveva lasciato la vecchia. Voleva uscire da quel manicomio! Stava per scendere gli ultimi scalini quando, da sotto  questi, venne fuori la mano della vecchia che le afferrò la caviglia impedendone la fuga.  
Erano le 23:45h e la vecchia stava trascinando a stento Stefania verso il caminetto. Continuava a lamentarsi per il peso eccessivo della ragazza che le provocava un malore ai lombi. Stefania era legata ai polsi e alle caviglie. Non riusciva a credere a ciò che stava vivendo. Dentro il caminetto vide un grosso pentolone nero in cui bolliva dell'acqua. Fu assalita dal terrore! Riusciva a stento a respirare. La vecchia spostò il grosso coperchio dal pentolone e mescolando l'acqua disse:
- Sei pure grassottella: dovresti bastare per una settimana! -
Stefania sentì che il "bambino", se così si poteva definire,  stava arrivando nella sala. Lo sentiva urlare in maniera stridula. Il mostro scese giù per le scale, strappò Stefania dalle grinfie della vecchia e la portò in un angolo. Gli levò i lacci dalle caviglie e dai polsi e le leccò il braccio. Ora pareva più tenero. Pareva che la ragazza fosse di sua proprietà. La vecchia lo osservò e gli disse:
- Dutch che fai! Figlio mio, è più buona bollita che cruda! Non sai che fa male ai denti la carne cruda!? -
Stefania ora riusciva a vedere il mostro in volto: era completamente deforme e la bocca era stracciata da una cucitura che probabilmente la vecchia gli aveva fatto in precedenza affinché non lo sentisse urlare, ma che evidentemente non aveva retto alla forza nervosa del figlio. Ora ne notava meglio i lineamenti: era uomo adulto. Il suo cervello però ragionava da bambino! La vecchia lo aveva cresciuto come tale. Dutch posò una sua mano squamosa sui seni della giovane. Continuava a leccarla in maniera fastidiosa! La ragazza gli conficcò un dito nell'occhio riuscendo a fargli mollare la presa. La vecchia non riuscì a fermarla e Stefania saltò fuori da una finestra poiché il portone era chiuso. La ragazza non sapeva dove andare. Era notte fonda e davanti a lei c'era il buio più fitto. Dall'interno della casa si udivano le urla della vecchia inferocita che inveivano contro il figlio:
- Sei un povero rincoglionito! Hai 38 anni e ti comporti da 18enne depravato! Come potevi pensare che una puttana come quella potesse fare quelle porcherie con un mostro come te!? Si, sei un mostro e lo sarai sempre! Se non fossi stato così deficiente, ora avresti carne per cena. Invece dovrai mangiare la merda che hai cagato prima! -
Dutch stava chino per terra, offeso dalle gravi parole della madre. Un tremito violento gli provocava degli impressionanti spasmi sul viso. Il mostro si sollevò e si avvicinò con ferocia alla madre afferrandola per i capelli e sbattendola contro la parete. Ceco d'odio la gettò all'interno del pentolone che bolliva e la imprigionò con il coperchio! Le atroci grida della vecchia si udirono fino a fuori provocando un brivido in Stefania che terrorizzata si addentrò nelle tenebre di un boschetto lì di fronte nella speranza di salvarsi. Si era persa: aveva come l'impressione che il viottolo che aveva percorso prima con la vecchia fosse scomparso. Forse era stato nascosto da qualcuno. Si accasciò a terra e pianse nell'attesa che arrivasse la luce mattiniera.
Dopo parecchio tempo, regnato dal silenzio più attanagliante, vide Dutch uscire dalla casa urlando come una bestia. Correva verso di lei con il piede di porco in mano. Stefania piangeva e tremava. Era atroce vedere giungere la morte verso di se! La ragazza era bloccata dal tremito del suo corpo. Supplicò di non essere uccisa. Pregò affinché l'essere immondo la risparmiasse, ma Dutch la raggiunse e si pose davanti a lei per massacrarla! Due colpi di fucile stroncarono l'atto omicida e il mostro cadde a terra. Un ragazzino si avvicinò con una doppietta in mano, prese in braccio la ragazza e la portò all'interno della casa per farla distendere. Stefania non poteva crederci: era viva.  Maurizio, il suo salvatore, si avvicinò ad una tinozza d'acqua posta sopra un pensile e ne riempì una tazza. Stefania notò che il ragazzo sapeva come muoversi nella casa. Gli disse:
- Meno male che c'eri tu, altrimenti ora sarei morta. Chi erano quei due pazzi!? Sai perché volevano uccidermi? -
Maurizio le disse:
- Lui era mio padre e lei mia madre –
Stefania rimase sgomenta da quelle affermazioni e disse:
- Dutch non era figlio della vecchia?-
Il ragazzo impugnò un coltello e disse:
- Infatti! E' da anni che questo rito si compie! Mio nonno materno era il fratello di mia madre come io lo sono di mio padre! Ora devo riparare all'ingiuria che hai appena commesso! Ti sacrificherò al mio dio affinché le anime di mia madre e mio padre possano vagare libere -
Stefania iniziò a tremare nuovamente: ciò che le stava accadendo era alquanto estroso per non dire assurdo. Terrorizzata disse:
- Perché non mi hai fatto uccidere da tuo padre!? Perché l'hai ammazzato tu!? -
Maurizio avvicinandosi disse:
- Perché così è scritto! Così doveva accadere. Il copione della bibbia nera è chiaro!-
Stefania indietreggiando si portò accanto al caminetto dove c'era il pentolone rovesciato per terra con la vecchia orribilmente ustionata. Notò con grande stupore che essa stava muovendo il collo. Era viva! La fissava sogghignando! Si voltò verso l'ingresso e vide Dutch che si levava la maschera sorridendo.
Quest'ultimo si avvicinò e le disse:
- Ciao Stefania, sei la protagonista di un nuovo reality show. Benvenuta su Nightmare Show -
La ragazza si sedette per terra e scoppiò in lacrime davanti ai cameraman e alla presentatrice Alba Parietti che applaudivano.

Lorenzo Muntoni Ottobre 2006

RACCONTI DELLO STESSO AUTORE: Macabre Perversioni - Mommotti - Nella tetra palude - Non si gioca con il fuoco

Email: racconti@occhirossi.it

INVIA IL TUO RACCONTO