pubblicato nel 2002
TRAMA:
Pennsylvania Occidentale, la noiosa terra degli
Amish. È l’estate del 2001 e Ned Wilcox è
un liceale orfano di padre. Curtis Wilcox, poliziotto, è
morto in servizio appena un anno prima, investito da un
alcolizzato, mentre controllava i documenti di un automobilista.
Da allora, la nuova famiglia di Ned è la Squadra
D della Polizia di Stato. Il giovane svolge per loro qualche
lavoretto, come falciare il prato, ed è sempre disponibile
per farsi due chiacchiere con quelli che erano i colleghi
di suo padre. Dal canto loro gli agenti lo accolgono come
uno di loro, soprattutto il capitano, Sandy Dearborn, e
l’addetta alle comunicazioni, Shirley.
Un giorno, mentre sta lavando i vetri del capannone B, Ned
intravede una splendida Buick 8 del 1954, in condizioni
perfette, abbandonata e coperta parzialmente da un telo.
Con lui ci sono, oltre ai soliti Sandy e Shirley, gli agenti
Eddie e Huddie e il tuttofare Arky.
Incalzati dalle domande di Ned, gli uomini decidono di raccontargli
la storia della Buick 8, nonostante siano alquanto restii
dal farlo: quella macchina li spaventa.
Estate 1979. Presso la Stazione di Servizio di Bradley Roach
(l’ubriacone che nel 2000 investirà Curtis)
fa la sua comparsa per la prima volta la Buick 8 color blu
notte. Il misterioso conducente scompare nel nulla e, per
prassi, la macchina viene presa in consegna dalla Squadra
D.
Ma non si tratta di un’automobile normale, e gli agenti
se ne accorgono sin da subito.
Innanzitutto il motore non è apposto: non potrebbe
mai funzionare visto che gli mancano quasi tutti i pezzi
fondamentali! Eppure la macchina è arrivata fino
alla Stazione di Servizio.
In secondo luogo, la macchina emette un ronzio terribile
e sedersi al suo volante è quasi ipnotizzante. Le
ruote non raccolgono la polvere, poiché anche il
più piccolo granello di sabbia viene respinto a terra,
e la carrozzeria non si sporca, tanto meno si graffia. Insomma,
una bella gatta da pelare.
Ben presto la Buick blu notte conquista la curiosità
e le attenzioni di tutti gli agenti della Squadra D, che
fanno la fila davanti ai vetri del Capannone B per ammirarla.
Ma sono Curtis, Sandy e Tony Shoondist (il capo di allora)
che le dedicano le maggiori attenzioni, in un misto tra
fascino e paura, conducendo anche degli strani esperimenti.
Le sorprese non sono però finite. Il giorno stesso
della confisca dell’auto, scompare Ennis Raferty,
il collega di Curtis Wilcox. E non sarà l’unico
a scomparire misteriosamente nei paraggi della Buick.
L’automobile in cambio, concede spettacoli luminosi
simili a tempeste di fulmini violacei, anticipati da drastici
cali di temperatura all’interno del capannone. Inoltre
ogni tanto “partorisce”, attraverso il bagagliaio,
delle creature mostruose, deformi, maleodoranti e spaventose
che fortunatamente muoiono nel giro di pochi minuti al contatto
con l’atmosfera terrestre.
Tra esperimenti, supposizioni, sparizioni e creature inconcepibili,
passano gli anni e la vita degli agenti della Squadra D
continua “quasi” normalmente, fino a giungere
ai giorni nostri, quando Sandy finisce di raccontare la
sua storia e Ned decide di…
CONSIDERAZIONI PERSONALI:
Nel momento in cui scrivo questa
recensione “Buick 8” (titolo originale: “From
Buick 8”) è l’ultimo romanzo di Stephen
King, escludendo ovviamente i capitoli de “La Torre
Nera” e aspettando l’uscita di “Colorado
Kid”, che dovrebbe avvenire nell’autunno del
2005.
Niente da dire (e ci mancherebbe!) sulla narrazione e sul
modo di scrivere di King (sempre ottimamente tradotto),
rimane sempre e comunque lui “Il Re”. Nonostante
ciò, “Buick 8” non mi ha convinto del
tutto.
Per prima cosa, così come era accaduto con “L’Acchiappasogni”,
anche in questo caso la trama ha un retrogusto stantio,
dà quasi l’idea di essere un collage di vecchie
idee riciclate.
L’andamento della storia non riesce a catturare del
tutto il lettore, anzi, spesso mi sono addirittura annoiato.
Sandy, il narratore principale, decide infatti di intervallare
i misteri della Buick 8 con il racconto di avvenimenti di
vita comune, aneddoti più o meno divertenti che vedono
come protagonisti gli agenti della Squadra D. Altre volte
invece si lascia andare a delle lunghe riflessioni personali
sulla vita. Il motivo? Sandy vuole far capire a Ned che
la Buick 8 ha solo un ruolo marginale nelle loro esistenze.
Capita così che Sandy – King si arrabbi di
fronte alla cocciutaggine di Ned – Lettore che con
insistenza esige una spiegazione esaustiva ai misteri della
Buick 8: secondo il narratore non devono esserci necessariamente
un finale e una spiegazione a tutte le storie, soprattutto
a quelle indecifrabili.
La storia principale ne risulta fin troppo diluita e dispersiva,
perde il suo sapore, proprio come capita ad un bicchiere
di vino d’annata “allungato” con 2 dita
di acqua. Più di un lettore, come per esempio il
sottoscritto, potrebbe rimanerne deluso, ma non escludo
che a tanti piacerà questa versione di King, che
da dalla critica è stato descritto come “maturo”.
Molti potrebbero rimanere disorientati dal cambio continuo
di narratore. La storia principale (Ned che vuole sentire
la storia della Buick 8) è raccontata da Sandy, ma
le avventure legate alla Buick 8 sono raccontante dai diretti
interessati ovvero, a turno, da Eddie, Huddie, Arky, Shirley
e dallo stesso Sandy. Si salta così dalla terza persona
alla prima, dal passato al presente.
Si tratta comunque di un libro che merita di essere letto,
come ogni opera di King, sicuramente superiore a molti dei
libercoli che saturano il mercato orrorifico.
CURIOSITÀ:
Nel 1999 King comincia a scrivere la
bozza di “Buick 8”. Accenna la trama, l’evolversi
degli avvenimenti e descrive minuziosamente la morte di
Curtis Wilcox, investito da un alcolizzato. Fatalità
vuole che nello stesso anno King rimanga vittima di un incidente
stradale identico: un furgoncino lo investe quasi uccidendolo,
facendogli partire l’orologio e il cappello alla stessa
maniera dello sventurato Curtis. King scherzosamente dice
di aver descritto il proprio incidente prima che accadesse.
In seguito a quell’avvenimento “Buick 8”
cadrà nel dimenticatoio fino al 2001, lasciando spazio
alla stesura e alla pubblicazione de “L’Acchiappasogni”,
e verrà ripreso da King quasi per caso.
Daniele Del Frate, Agosto 2005