Serial Killer

LUIS ALFREDO GARAVITO

Foto del serial killer Luis Alfredo Garavito Soprannome: Pippo
Luogo omicidi: Colombia, Ecuador
Periodo omicidi: 1992 - 2000
Numero vittime: 140 +
Modus operandi: torturava e mutilava , decapitava le vittime
Cattura e Provvidementi: 52 anni di carcere

Quello del pedofilo omosessuale Luis Alfredo Garavito, soprannominato "Pippo" per la sua somiglianza con il celebre personaggio dei fumetti (ma anche "El Loco" e "Il Prete"), è il caso di omicida seriale più agghiacciante nella storia della Colombia, insieme a quello di Pedro Lopez che però agiva sopratutto in Ecuador.
Una stima precisa del numero di vittime è improbabile ed ardua, anche se secondo le ultime stime ufficiali si tratta di una cifra che va oltre le 200 unità, tutti bambini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, ad eccezione di 6 ragazzi di 16 anni.

Garavito nacque il 25 gennaio 1957 in Colombia, primogenito di una numerosa famiglia di umili origini.
Così come molti altri serial killer, anche Garavito ha conosciuto una infanzia e un'adolescenza dense di tragedie e soprusi. Da bambino, per ogni sciocchezza, veniva costantemente e pesantemente picchiato dal padre. Come se non bastasse, fu costretto a subire violenza sessuale da due vicini di casa.
In parte a causa di questi eventi, Luis Alfredo sviluppò fin dall'adolescenza gravi turbe mentali, con conseguenze di comportamento antisociale e perversioni sessuali, che però si manifestarono in tutta la loro brutalità solo a partire dal 1992, anno in cui commise il suo primo omicidio.
Oltre ad una sempre più accentuata tendenza alla pedofilia, Garavito da adulto sviluppò una dipendenza estrema dall'alcool, tale da farlo diventare un alcolizzato cronico, nonché tendenze suicide che lo costrinsero più volte a trattamenti psichiatrici e farmacologici.

L'infanzia di Garavito durò pochissimo e dopo soli 5 anni di scuola, necessari a malapena per imparare a leggere e scrivere, fu costretto a cominciare a lavorare.
All'età di 16 anni, lasciò infine la casa dei genitori per andare a vivere di lavori precari e saltuari quali il commesso in un grande magazzino e il venditore ambulante di reliquie, santini e gadget religiosi.
Fu proprio sulla strada che Garavito imparò ad attirare a sé bambini ottenendo la loro fiducia, strategie imparate negli anni e poi utilizzate per gli scopi più abominevoli a partire dal 1992.
Solitamente approcciava bambini di strada (consideriamo che si sta parlando della Colombia dove in alcune zone rurali la povertà è endemica) nei parchi pubblici o nei pressi di semafori, dove si arrangiavano a vendere cianfrusaglie o a chiedere l'elemosina.
Talvolta, per vincerne la diffidenza, si travestiva da mendicante o da monaco, in qualche caso si fingeva sciancato o portatore di handicap. Spinto dalla sua sete di sangue giovane, arrivò addirittura a spacciarsi per rappresentante di enti umanitari o assistenziali, in modo da guadagnarsi un migliore e tranquillo accesso nelle scuole.
Esperto ingannatore, usava inoltre camuffarsi, a seconda delle necessità, con occhiali, barbe e baffi finti. Naturalmente, durante il suo peregrinare per la Colombia a caccia di bambini da torturare e uccidere, variò numerose volte anche il suo stesso nome.

Ucciso il primo bambino nel 1992, Garavito cominciò a vagabondare da una parte all'altra del paese, uccidendo in quasi 60 città diverse, comprese alcune località del vicino Ecuador.
Negli anni '90, Luis Alfredo Garavito era a tutti gli effetti un fantasma, un emarginato alcolizzato, senza fissa dimora e senza lavoro, che vagabondava da una città all'altra senza alcun progetto o programma per la sua vita che non fosse quello di rapire, stuprare e uccidere bambini tramite i più abominevoli metodi.
Non gli fu difficile farla franca e passare del tutto inosservato per vari anni in un paese come la Colombia, dove la violenza di strada non risparmia nessuno e l'omicidio non fa notizia. Per fortuna, anche per un paese come la Colombia a tutto c'è un limite. Quel limite Garavito lo oltrepassò il 17 settembre del 1997, nei pressi di Pereira, una cittadina nell'ovest della Colombia.
Quel giorno, un ragazzo che passeggiava in un terreno incolto nei pressi dell'aeroporto di Matecaña scoprì un gran numero di piccole ossa che, ad una successiva indagine da parte della polizia scientifica, si scoprì appartenere ad almeno 13 bambini diversi.
Il panico cominciò a serpeggiare nella popolazione locale, ma appena una settimana dopo avvenne un'altra scoperta: al primo chilometro della strada che porta verso la città di Mercella, in un burrone di circa 500 metri di profondità e circondato da una fittissima vegetazione, vennero recuperati 12 scheletri e 9 crani che evidentemente erano stati staccati dal resto del corpo. Tutti resti appartenenti a bambini.
Intorno alla zona del ritrovamento furono rinvenuti indumenti sparsi alla rinfusa. Alcuni dei cadaveri avevano delle corde legate al collo, il che permise agli inquirenti di stabilire alcune affinità con altri omicidi simili avvenuti nella regione negli anni precedenti.
Ad una successiva indagine, furono stabiliti collegamenti con ben 42 altri scheletri trovati in condizioni simili nella regione di Risaralda di cui Pereira è il capoluogo.

Nonostante i dati raccolti fossero sufficienti per cominciare a pensare all'azione di un serial killer, sia gli inquirenti che l'opinione pubblica si convinsero inizialmente che gli scheletri fossero dovuti all'azione di una setta satanica praticante sacrifici umani o, in alternativa, all'azione di qualche squadrone della morte che uccideva bambini poveri e vagabondi o ancora all'azione di una qualche organizzazione dedita al traffico di organi.
Le investigazioni proseguirono e, allargando il raggio d'azione delle indagini, si scoprì che in almeno 13 regioni sulle 32 della Colombia erano avvenuti crimini in qualche modo simili a quelli scoperti nella regione di Risaralda.
Malgrado gli sforzi e la pressione dell'opinione pubblica, la polizia non riuscì ad andare avanti nelle indagini per diversi mesi.

In qualche caso, la polizia mandò addirittura alcuni infiltrati travestiti da barboni nei peggiori bassifondi della città, ma l'unico risultato che questi agenti ottennero fu quello di essere colpiti da infezioni gastrointestinali per aver raccolto alimenti avariati tra la spazzatura.
La prima vera svolta che cominciò a portare gli inquirenti verso la strada giusta arrivò, quasi per caso, il 23 giugno del 1998, in seguito al ritrovamento di 3 cadaveri di bambini nella città di Genoa. Un investigatore, dopo aver effettuato un sopralluogo sulla scena del crimine ed essere tornato al suo dipartimento parlò con i suoi colleghi dei dettagli del caso e una segretaria, che aveva ascoltato quella discussione, si ricordò improvvisamente di un omicidio simile avvenuto nella città di Tunja, sempre ai danni di un bambino. Il poveretto era stato rapito, stuprato e successivamente decapitato, infine l'assassino dopo averlo anche evirato gli inserì il pene in bocca.
Per quell'omicidio era stato emanato un ordine di cattura verso un certo Luis Alfredo Garavito Cubillos, datosi immediatamente alla macchia.
Finalmente una pista da seguire.

Nel frattempo, continuarono i ritrovamenti di cadaveri, alcuni ormai ridotti solo a mucchi di ossa.
Tra l'agosto e il novembre del 1998 furono ben 24 i cadaveri recuperati in svariate zone rurali dei dintorni, molti dei quali erano stati decapitati e mutilati dall'assassino.
Nello stesso periodo, vennero scartate definitivamente le ipotesi legate al satanismo e al traffico di organi per focalizzare le indagini quasi esclusivamente sulla ricerca di un serial killer che, ormai sembrava chiaro, si aggirava indisturbato da anni in Colombia.
Nell'autunno di quell'anno, dopo le rivelazioni della segretaria che si ricordò di un certo Garavito, la polizia decise di andare più a fondo nel caso.
Gli inquirenti interrogarono i parenti del sospetto, costruirono un profilo psicologico dell'individuo e chiesero ai parenti di mettere a disposizione tutte le foto esistenti di Luis Alfredo.
Raccogliendo informazioni su Garavito tramite parenti, amici e conoscenti, gli investigatori si accorsero ben presto di trovarsi di fronte ad un uomo camaleontico, dai frequenti spostamenti, sofferente di alcolismo e con un passato di problemi psichici che lo avevano portato più di una volta ad essere ricoverato in ospedali psichiatrici per trattare una grave forma di depressione.
L'epilogo dell'odissea criminale era comunque ormai prossimo a venire.

Garavito venne arrestato nell'aprile 1999 nella città di Villavicencio vicino a Bogotà, dopo un tentativo di stupro ai danni di un bambino.
L'uomo, che inizialmente aveva dato un falso nome, venne inchiodato alle sue responsabilità dalle attente indagini, comparazioni e analisi degli investigatori e della polizia scientifica.
Messo di fronte all'evidenza e accusato di 118 omicidi, Garavito scoppiò in una crisi di pianto e iniziò una lunga confessione tramite il quale si scoprì che in realtà le vittime erano molte di più.
Tirato fuori da un taschino uno sporco e malandato taccuino, l'uomo cominciò ad annotare con abbondante uso di simboli e disegni numerosi casi di omicidio di cui era stato responsabile.
Quella prima lunga confessione durò circa 7 ore, durante le quali Garavito fornì dettagliate informazioni su dove recuperare i corpi di alcune delle vittime e numerosi dettagli sul suo modus operandi. Nonostante durante gli anni fosse stato piuttosto "fantasioso" nel trovare nuovi metodi per uccidere, la sua procedura standard era quella di ottenere la fiducia di qualche bambino di strada e di portarlo in luoghi isolati, con una fitta vegetazione, dove si trasformava nella "Bestia" che prima stuprava le sue vittime e poi le mutilava e torturava, finendo l'opera con la decapitazione.

Le perizie psichiatriche stabilirono che Garavito era uno psicopatico con disturbo della personalità schizoide e problemi di identità sessuale. Data l'estrema gravità e quantità dei suoi crimini, la sua malattia mentale non fu tuttavia sufficiente a fargli ricevere nessun sconto di pena. Nell'arco di ben 28 processi tenutisi in varie province colombiane, Garavito venne condannato a ben 865 anni di prigione.
Attualmente sta scontando la sua pena. La vita in carcere per lui non è semplice, la Colombia non prevede la pena di morte nel suo ordinamento, ma molta gente vorrebbe vederlo ugualmente morto. In carcere ha già subito un tentativo di avvelenamento e adesso il suo rancio viene controllato tutti i giorni dalle guardie di sicurezza prima di essere consegnato al detenuto, che ovviamente risiede in un'ala protetta in costante stato di isolamento dagli altri carcerati.
A parte questo, Garavito secondo le testimonianze degli operatori della prigione, è un detenuto modello e molto disciplinato che, con questo suo educato modo di fare, è riuscito a guadagnarsi il rispetto del direttore della prigione e delle guardie.

Eraserhead

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